PASSATO E PRESENTE

 

Nascita della scuola

La nostra scuola media ha avuto origine nell'anno scolastico 1960-61.

Prima di questa data a Stresa esistevano una scuola di avviamento professionale
e una scuola media privata solo femminile.

La prima sede si trovava in via Dante Alighieri.

La scuola media di Stresa fin dall'inizio ha avuto il privilegio di poter insegnare la
lingua inglese, mentre in quell'epoca in tutte le scuole medie si insegnava il francese.

La sede passò poi al piano superiore delle scuole elementari in via Fogazzaro.

L'attuale edificio è stato inaugurato all'inizio dell'anno scolastico 1981-82 ed è stato
costruito su un terreno appartenente ad una antica villa di Stresa (villa De Magistris).

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Posa della prima pietra

Oggi la scuola è frequentata da 151 alunni, divisi in 8 classi, ci sono 28 docenti più la
Preside, in segreteria lavorano tre persone, i bidelli sono sei.

La nostra Preside si chiama professoressa Giovanna Donetti.

 

Ma chi era Clemente Rebora?

 

Clemente Maria Rebora

Clemente Maria Rebora nacque a Milano il 6 gennaio 1885 da una famiglia borghese.

Ebbe una preparazione umanistico-filosofica e si laureò in lettere all'Accademia
scientifico-letteraria di Milano.

Con alcuni amici diede vita ad un circolo letterario, collaborò alla rivista "La voce"
con i cui quaderni pubblicò nel 1913 la sua raccolta di poesie più originale e famosa
"I frammenti lirici".

Subito però venne coinvolto nel dramma della prima guerra mondiale a cui partecipò
col grado di sergente.

Subì una ferita che segnerà l'inizio di un periodo doloroso tra ospedali e manicomi;
queste tragiche esperienze avranno un peso notevole nella sua vita di uomo e di poeta.

Nel 1922 pubblicò "Canti anonimi".

Nel 1931 entrò come novizio nell'Istituto della Carità dei Padri Rosminiani al Monte
Calvario di Domodossola e nel 1936 venne ordinato sacerdote.

Morì a Stresa al Collegio Rosmini, il 1° novembre 1957 dopo un breve periodo di
malattia.

La nostra scuola è stata intitolata a questo importante poeta del nostro secolo che ha
trascorso molti anni della sua vita, fino alla morte, nella nostra cittadina.

Per noi alunni di scuola media non è facile leggere le sue opere, però vogliamo
comunicare a chi non le conosce almeno la più famosa.

 

Dall'imagine tesa

Dall'imagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa-
e non aspetta nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono-
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

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